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Gay & Bisex

LdO-11 "Nudi e crudi"


di Membro VIP di Annunci69.it Boytofun
21.08.2026    |    972    |    3 8.3
"Percepisco la tensione di quest'ultimo, mi aggrappo alle sue cosce trascinandolo in basso per far cadere in bocca il frutto senza violarlo..."
11 - Nudi & Crudi

Il corpo centrale del ristorante è un’elegante struttura in legno costruita sulla striscia di terra che guarda il mare. Le sale, invece, di dimensioni diverse, sono affacciate sull’altro lato, verso la laguna interna, e, poste su palafitte, sono raggiungibili tramite solidi pontili di legno illuminati da strisce di faretti.
Essendo clienti abituali e molto generosi veniamo accolti personalmente dal titolare e capo chef, un omone grande e grosso:
“Signor Bart, che piacere rivederla! Era da un po’ che non avevamo il piacere di averla tra i nostri clienti.”
“Ultimamente sono stato molto impegnato, ma come vede ho voluto far conoscere questo incanto ai miei bellissimi ospiti”, rispondo indicando i ragazzi.
“Ottimo, ottimo. E quale di questi aitanti ragazzoni sarà il dominus della serata?”
“Sarà lui!” esclama Mario, spingendo in avanti con un colpetto sulla spalla l’imbarazzato Rob.
“Ottimo, ottimo: si vede subito che il nostro giovane amico ha, come dire... il physique du rôle! E il mescitore immagino che sarà lei, signor Mario!”
“Ovvio, come sempre!”
“Ottimo, ottimo: allora voi due venite con me. Mentre il dominus viene preparato, lei sceglierà i vini. Lei e i suoi ospiti, signor Bart, se gradite potete già accomodarvi: vi ho riservato la sala migliore, troverete lo spogliatoio sulla destra e, non appena pronti, Ludovico vi servirà l’aperitivo.”

Accompagnato dai quattro bukkakers percorro il pontile: le luci della passerella si riverberano con effetto ipnotico sull’acqua che, poco più avanti, riflette nella notte di novembre le luci forti della sala già apparecchiata.
Ci hanno riservato la sala migliore: comoda, riservata e ben lontana dalle altre. Ampi tendaggi in stile ottomano chiudono le finestre con il loro colore purpureo, che ben si abbina alle assi del pavimento.
Al centro, un tavolo massiccio con una linda tovaglia bianca a nappina e sei comode sedie in damasco: tre sul lato lungo e due sull’altro; all’estremità di destra una seduta più alta con i braccioli dorati della stessa altezza del tavolo e, sul lato opposto, una sedia come le altre.
“Perché dovrei mangiare nudo? A questa buffonata non ci sto!”
“Luis, cosa ti prende? Dai, siamo qui, guarda che figata! Quando mai potremmo permetterci un posto del genere?”
“Non me ne frega un cazzo, Jules, se ti sei bevuto il cervello! Io nudo con questo vecchio pazzo non ci voglio mangiare!”
Anche se parlano — anzi, sibilano — come due serpenti a bassa voce, la tranquillità del luogo è tale che tutti capiamo distintamente. Vince, David e Rob sembrano imbarazzati. “Jules, cortesemente vai a cambiarti con gli altri.”
Restiamo io e Luis, affacciati sul pontile, in un silenzio teso.
“Perché fai così?” gli chiedo dopo qualche istante.
“Ho la mia dignità e non la faccio calpestare da nessuno, nemmeno da te!”
“Guarda che è solo un gioco. Dovresti vivere in modo più leggero, con meno giudizi.”
“No.”
“Se ti tiri indietro ora, Jules sarà teso: litigherete e rovinerai la serata non solo a me, ma a tutti.”
“Cazzi vostri.”
“No! Anche cazzi tuoi: noi passeremo comunque una serata memorabile e tu starai qua fuori, solo soletto al buio! E poi…”
“E poi?”
“La vedi questa? È una ricaricabile molto ‘carica’: Jules mi ha raccontato del caro affitti a Bologna.”
“E quindi?”
“Quindi per un po’ non avresti problemi!” Gliela metto davanti a un occhio, fissandolo con l’altro mentre sorrido.
Poi gliela infilo in tasca.
“Su, andiamo a cambiarci.”
Luis entra con me nello spogliatoio.

Quando, finalmente, entriamo in sala i miei ospiti stanno hanno già avviato i brindisi con i calici di melograno alzati: io e Luis ci sediamo sul lato lungo della tavolata proprio di fronte agli altri tre, completamente nudi; Jules nel mezzo lancia un sorriso, complice e compiaciuto, all'amico.
A capotavola, Rob domina la scena con l'esuberanza dei suoi ventisei anni e una corporatura ben piantata, che tende al massiccio senza smarrire, per ora, lo slancio della giovinezza.
Una corona d'alloro posta sul capo valorizza il viso tondo dai grandi occhi scuri e mobilissimi e il sorriso aperto, mentre i capelli neri, lisci e un po' in disordine, creano un contrasto divertente con la solennità del suo travestimento.
Il torso è avvolto da una toga di lino bianco e grezzo, che ricade in morbide pieghe sui fianchi; sul bordo scorre una fascia di color porpora intenso che gli attraversa il petto ad evidenziare, tra il serio e il faceto, il suo ruolo di dominus della serata.
I calzari di cuoio, annodati con lacci scuri fin sopra i polpacci forti, completano l'opera: con il piede piantato sulla seduta della sedia e il braccio teso nel gesto del brindisi, Rob è la plastica rappresentazione di un imperatore folle, in bilico tra la goliardia di una serata tra amici e la densità di giochi proibiti.

"Dichiaro aperta la cena amici! Da questo momento e fino alla conclusione della serata, mi dovrete cieca obbedienza!"
"Wow! Bravo! Viva il re!" i ragazzi brindano esultanti dandosi di gomito
"Porterà le mutande sotto la toga?" chiede sorridendo malizioso Luis
"Ah! Ah! Vedi che sei più simpatico quando ti sciogli? Tranquillo: lo scopriremo!"
"Prego, magister vinorum, riempia i calici dei convitati!" Superato l'iniziale imbarazzo Rob si è calato completamente nella parte e Mario, impeccabile come sempre, versa nei calici l'eccellente verdicchio dei castelli che, da vero intenditore, ha scelto per la serata.
Mario, lo sappiamo tutti, è l'unico che, qualunque piega prenderà la serata, non perderà mai il contatto con la realtà.

Pochi istanti dopo arriva, introdotto da un cameriere statuario che indossa solo un costume da bagno attillato, il carrello con gli antipasti: due grandi piatti rotondi, colmi di svariate prelibatezze, stanno per essere messe a centro tavola.
"Fermi tutti!" grida imperioso il dominus "Lasci pure sul carrello, grazie! Facciamo da soli"
Il cameriere esce
"Liberate il tavolo e tu, nostro perversissimo ospite, stenditi a pancia in su!"
I bukkakers si guardano indecisi
"Sbrigatevi tutti se non volete incappare nella mia ira"
"Ci ha decisamente preso gusto" commenta Luis mentre io, immaginando cosa mi aspetta, bevo d'un fiato il vinello che, a stomaco vuoto, da subito un leggero stordimento.
"Bart sarà il nostro vassoio questa sera. Per prima cosa copritelo di ghiaccio e poi, sopra, il pesce"
Mentre i ragazzi si accingono ad eseguire l'ordine, Rob scende dal trono e, incombendo sulla mia faccia già distesa, esclama: "Tu li conosci bene, i benefici del ghiaccio, vero Bart? Adesso li proverai!"
Capisco che vuole a suo modo vendicarsi del pomeriggio e la cosa mi intriga non poco.

Chiudo gli occhi mentre i ragazzi, uno alla volta, mi cospargono di ghiaccio tritato dal collo fin giù, in tutto il corpo. Qualcuno non so chi mi lega le caviglie in modo che le gambe restino unite e sento che mi viene fatto passare anche un nastro di seta sotto la schiena per legarmi, in modo che la braccia restino aderenti al tronco.
Sento la consistenza dura della tavola sotto le scapole e, quasi subito, avverto brividi fortissimi
Il dominus, da dietro, mi tiene ferma la testa con presa salda "Calma Bart: siamo i tuoi amici, ci stai nutrendo e noi stiamo nutrendo te. Stai immobile e respira lento. Senti questo pesce com'è caldo!"
Così dicendo solleva la tunica e pone le sue grosse palle con il cazzone sopra la mia faccia.
Non indossa intimo.
Percepisco il contrasto, stordente, tra la sua virilità caldissima e il ghiaccio che già inizia a sciogliersi in piccoli rivoli, mentre i ragazzi iniziano a deporre sul mio corpo ostriche, cannolicchi, scambi e chissa cos'altro.
Apro gli occhi e li vedo muoversi, nudi e frenetici intorno a me.
Sento l'odore di salato, di mare, di iodio invadermi le narici frammisto a quello intimo e maschio di Rob.
Mentre il mio corpo si abitua e, immobile, i brividi diminuiscono, godo di un'eccitazione assoluta, del tutto insolita senza espressioni esteriori ma tutta interiore: il mio corpo nudo offerto ai bukkakers che incuranti, continuando a brindare, attingendo a mani nude il pesce dal torace, dalla pancia, dalla gambe.
Sento il loro tocco quando, scegliendo il boccone, indugiano spavaldi su di me.
Intuisco che Jules dopo aver tubato malizioso con i due torelli di Vince e David si è spostato dall'altro lato: vicino a Luis che, immediatamente, si è ringalluzzito; me ne accorgo dal tocco della sua mano che ora, quando prende qualcosa, è più decisa.
Parlano e scherzano i miei ospiti sono un testimone oggettificato dei loro discorsi, in fondo banali: per loro è una cena eccentrica ed esclusiva che difficilmente potrebbero permettersi in altre circostanze, per me invece tutto questo è un bisogno; non se ne accorgono ma mi sto nutrendo anch'io.
Passano i minuti, il ghiaccio è ormai sciolto, qualcuno depone il guscio delle ostriche vuote sopra i miei occhi. Non vedo nulla
Che dispettosi.

"Ma che bella cena boys! Su, un altro brindisi, prima di cambiare pietanza!"
La voce di Rob è seguita dal tocco riconoscibilissimo di Mario che, slegatomi, mi fa alzare lentamente poi con delle piccole asciugamani, tiepidi e soffici, pulisce i residui di cibo e friziona tutto il corpo indugiando in particolare sulle clavicole contratte e sulla pancia indurita.
La tovaglia viene sostituita da due inservienti seguito dal bonissimo cameriere "dedicato" che depone a centro tavola un generoso vassoio di frutti severamente proibiti ma che, talvolta, per rendere la serata davvero memorabile ed esclusiva, offro ai miei ospiti per viziarli fino in fondo.
Io e Mario le chiamiamo cozze speciali e con tale nome le richiediamo al titolare.
"Bene ragazzi: adesso dovete tutti accomodarvi a pancia in giù sulla tavola con i piedi a terra e il vostro sederino bene in aria: verrò personalmente a imboccarvi di queste delizie; altre invece saranno depositate nel vostro buchetto che il nostro Bart assaggiare per, poverino, mangiare qualcosa anche lui visto che finora è rimasto a digiuno.
"Va bene - protesta Vince - ma sia chiaro che io non lo prendo da nessuno!"
"Non penso correrai questo rischio ma il gioco deve continuare. La prossima volta proponiti tu come dominus della serata!"
"Puoi contarci!"
I ragazzi, tutti ormai decisamente alticci, si stendono alternati come richiesto due da un alto e due dall'altro: il vassoio di datteri troneggia a centro tavolo nella sua sfacciata illegalità.
Rob scende dal suo trono e dopo aver trangugiato l'ennesimo bicchiere di verdicchio, gira tra gli ospiti distesi: con una forchettina imbocca più volte gli amici che, con una guancia distesa sul tavolo, gustano lentamente le prelibatezze; con l'indice invece poggia i frutti nel solco tra le natiche esercitando una leggere pressione affinché non scivolino troppo facilmente.
Ho capito cosa mi aspetta: dovrà prendere i datteri dai loro orifizi. Sento l'eccitazione montare e, nonostante tutti gli scombussolamenti della giornata, un'erezione potente s'impone naturalmente.
Rob, ormai posseduto dal demone folle di un Eliogabalo del terzo millennio, torna a sedersi sul suo effimero trono d'una notte e mi scruta con gli occhi appannati dal delirio di alcool e potere.
"Vieni qui, schiavo!"
Obbedisco; rispetto alla confusione di prima nella sala è calato un silenzio d'attesa.
"In ginocchio!"
Si toglie la cintura della toga e la annoda per farne un guinzaglio improvvisato che mi annoda al collo.
"Mettiti a quattro zampe"
Vengo portato in giro attraverso la sala; il cazzo impazzito pulsa dolorosamente.
"Bravo Bart: iniziamo con il Vince, ma vacci piano: lui ci tiene alla sua verginità anale"
Ridacchia da solo folle di potere. Strattona per darmi il comando di prendere il dattero dalla virtù di Vince. Percepisco la tensione di quest'ultimo, mi aggrappo alle sue cosce trascinandolo in basso per far cadere in bocca il frutto senza violarlo.
Un frutto cade per terra.
"Raccoglilo, schiavo: non si spreca il cibo"
Altro strattone, per raggiungere la posizione di David: in ginocchio col collo teso al massimo per arrivare più in alto possibile gli lecco il buco che sa di dattero e acqua marina. Resta impassibile mentre eseguo l'operazione ma, a differenza del rosso, non sembra così contrariato.
Altro giro, altro regalo: è il turno di Luis: il nostro ospite più scontroso. Utilizzo un approccio soft; partendo dalle caviglie bacio delicatamente, con morsetti ogni tanto, l'interno delle sue gambe. Arrivo in alto, poso la bocca sul solco e risucchio avido le due o tre delizie che coprono la sua virtù. Il viso di Luis con le labbra piccole si contrae in una smorfia che potrebbe anche essere di piacere.
Manca l'ultimo: il mio buco preferito, quello di Jules che con le sue astute movenze accende ogni volta in modo sorprendente e nuovo un lato, attivo e predatorio, che non pensavo di avere.
La lingua si getta a capofitto nel solco perfetto di Jules assaporandone il contenuto e poi spingendosi oltre per arrivare all'essenza: lo sento gemere eccitato e vorrei possederlo li, davanti a tutti.
Voglio scoparlo, infilare il cazzo pulsante nel suo culo di dattero.
Ma il dominus non vuole: con un calcio dei sandali di cuoio vengo allontanato all'oggetto del desiderio. Provo inutilmente a resistere col risultato di farlo incazzare: mi fa cadere e quando sono a terra, tolto il sandalo, mi infila l'alluce nel culo.
"Ahi!"
"Tu fai quello che dico io, schiavo! Hai capito?
Mi arrendo al suo dominio assoluto.

Dopo qualche minuto entra in sale il solito cameriere/modello portando una grande vassoio in ceramica con un pregiato dentice reale dai riflessi argentati che, pur mantenendo la sagoma originale, è stato già parzialmente sfilettato dallo chef.
"Dove lascio?" chiede perplesso vedendo la tavola ancora occupata dai corpi nudi dei bukkakers
"Ragazzi! E' ora di tornare ai vostri posti! Aspetti un attimo caro che ora le dico come servirlo!"
Vince, David, Jules e Luis riprendono i loro posti
"Stenditi, questa volta schiena in alto"
Mario nel frattempo riempie i calici con l'ennesima bottiglia di verdicchio.
Sono nuovamente disteso con il mento che sporge poco più avanti del bordo, in direzione del trono.
"Ecco ci siamo! Serva pure, proprio qui sulla schiena del nostro Bart
Sento il contatto con la pelle scivolosa e calda del grande pesce; l'emulsione di olio, limone e pomodoro colando dall'incavo tra schiena e glutei imbratta i fianchi colpendo le narici con aromi stuzzicanti.
I bukkakers, ora più silenziosi, riprendono a mangiare afferrando con le mani le scaloppe già tagliate con precisione
"Ho fame anch'io.. non ho mangiato quasi nulla!"
"Tu mangi questo, troia!"
Infila il cazzo ancora moscio nella mia bocca inizialmente riluttante. E' grosso, ingombrante quasi ma sa di buono. Rob inizia a muoversi lentamente compiendo minimi movimenti di affondo e ritrazione.
Lo sento crescere, scappellarsi, inumidirsi, diventare pulsante.
"Guarda, come gli scopa la bocca"
"Che pervertito!" sento le voci degli altri ospiti commentare indistinte mentre mangiano tranquilli il loro dentice reale.
qualcuno, non riesco a capire se sia Vince o Jules, ma sospetto di loro si verte a depositare pelle, spine e lische sul mio culo.
Nel frattempo il dominus, quantunque pieno di vino, ha trovato il ritmo: ora mi sta scopando deciso il cavo orale e sempre più veloce.
Io, nella posizione in cui mi trovo, non posso fare altro se non godere.
“Ti piace il pescione eh, puttana?” mugugno di approvazione con la bocca troppo piena per parlare.
Il mio godimento sta nel prendere atto che sono una strumento di piacere per gli altri.
Ad un certo punto Rob si allza in piedi e facendosi forza con le mani posate sul tavolo me lo da tutto il suo enorme cazzone.
Lo sento gemere poi contrarsi un secondo ed infine eccola la sua sborra. densa, compatta, gelatinosa: il suo odore penetrante lusinga le mie papille, ma è troppa e, data la posizione, non riesco a buttarla giù tutta.
Mentre il dominus siede ormai spompato sul suo trono effimero apro la bocca e davanti ai suoi occhi la lascio colare sul pavimento.
La cena è finita: aleggia nell’aria un’atmosfera decadente, da basso impero.
Sono tutti ubriachi e sazi tranne me.
Intuisco che Luis vorrebbe baciare Jules ma lui gli sfugge non so se perché vorrebbe farsi stantuffare dai due torelli ancora carichi, il rosso e il consulente o se, invece, ha puntato il cameriere che però, molto professionalmente, si è eclissato.
Vedo la figura alta di Mario avvicinarsi: lo riconosco dai mocassini: vesto sempre uguale il mio tutore anche se potrebbe permettersi di meglio: pantaloni blu come il girocollo che lascia intravedere il tessuto ben teso della t-shirt bianca
“Alzati Bart, andiamo a sistemarci”
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